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Le strategie piramidali

Le strategie piramidali vengono utilizzate in particolare nel tentativo di
sfruttare i movimenti più prolungati del mercato nel momento in cui ci si
posiziona nella direzione corretta.

Per “strategia piramidale” si intende l’operazione di incrementare una
posizione esistente allorché il mercato dovesse muoversi nella
direzione prevista. Chi avesse aperto una posizione in acquisto con due
contratti, potrebbe aggiungere un ulteriore contratto nel momento in cui
il mercato confermasse la propria volontà di muoversi al rialzo e potrebbe
aggiungerne ancora uno nel momento in cui il mercato dovesse allungare ulteriormente
il passo nella direzione giusta. A seconda delle diverse tipologie di
strategia piramidale utilizzate, si potrebbe decidere di arrivare fino ad avere
una posizione molto consistente sul mercato oppure ci si potrebbe fermare
nel momento in cui il mercato avesse già raggiunto l’obiettivo di prezzo
prefissato. Si potrebbe invece decidere di cominciare ad alleggerire la
posizione nel momento in cui il mercato dovesse superare un certo
obiettivo di prezzo.

Molto spesso si confondono le strategie piramidali con quelle di money
management. Le strategie piramidali sono delle tecniche operative che
permettono di sfruttare meglio la corretta previsione della direzione del
mercato. Si sfrutta infatti il fatto di aver previsto correttamente la
direzione del mercato incrementando la posizione ad ogni conferma
successiva della direzione. L’applicazione di questa strategia non è
assolutamente legata all’entità del conto di cui si dispone, cosa che
invece è estremamente importante per qualunque strategia di money
management, bensì si basa unicamente sulla dinamica del prezzo.

Qualunque strategia di money management, al contrario, non tiene in alcuna
considerazione la dinamica del prezzo ma è fondata unicamente sul calcolo
delle probabilità delle operazioni future, tenendo conto della statistica
estrapolata dalle performance storiche reali. Si utilizza una strategia
piramidale nel momento in cui il mercato dimostra di avere intrapreso la
direzione prevista, sull’ipotesi che continui a muoversi nella stessa
direzione. Questo non ha niente a che fare con una qualunque delle
strategie di money management, che si basano unicamente sulla dimensione
del conto di cui si dispone e sulla statistica dei risultati realmente
ottenuti da ciascun operatore.

Verranno presentate in un prossimo articolo alcune tecniche di money
management, come la anti-Martingala e l’Optimal f . Queste strategie sono
basate unicamente sull’entità del conto di cui si dispone in ogni momento
e non sulla direzione del mercato. È essenziale rendersi conto del fatto
che le strategie piramidali e quelli di money management non sono la
stessa cosa.

L’implementazione del set up di Jeff Cooper

Chi avesse letto i miei articoli precedenti sa che spesso ho fatto
riferimento all’expansion breakout di Jeff Cooper come set up di possibile entrata su alcune azioni italiane (Fiat ed Enel).

Le possibili implementazioni di tale strategia sono molte e ovviamente ad hoc anche per il mercato italiano, in maniera da sfruttare al meglio la sua filosofia di base. Personalmente ne utilizzo una che mi piace molto e che nel mio corso

precedente mi ha portato a scovare in real time un’operazione dalle alte
potenzialità che poi si è rivelata esatta.

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Titolo: Trading system sulle curve non di prezzo
Autore: J. Cooper

È proprio vero che il mercato si muove in modo casuale?

Ferve oggi il dibattito in merito al fatto che i movimenti di mercato
siano casuali o meno. Riuscire a stabilire se i movimenti di mercato siano
completamente casuali oppure si limitino ad includere un certo grado di
casualità attorno a una struttura non casuale significa stabilire se i
trading system abbiano o meno qualche probabilità di successo.

Innanzitutto, se i movimenti di mercato fossero realmente casuali, nel
senso più profondo del termine, non potrebbe esistere alcun sistema di
money management in grado di limitare le perdite e lasciar correre i
profitti. Stabilendo un obiettivo di profitto e uno stop loss, in un
rapporto che favorisca il guadagno, non si otterrebbe alcun risultato. In
un mercato perfettamente casuale uno stop loss tre volte più piccolo
dell’obiettivo di profitto verrebbe colpito tre volte più spesso. Non si
disporrebbe in alcun modo di un vantaggio e si concluderebbe un qualunque
periodo di operatività in perdita per effetto delle commissioni.

Nei miei esperimenti personali, ho provato per diversi giorni a operare
lanciando la moneta o il dado. Si tratta di un’idea che ho ripreso da William R.
Gallacher, nel libro Winner Take All, e sembra portare alle conclusioni
che andrò ora a esporre. Utilizzando questa strategia sono riuscito a
sfruttare diversi trend e a cavalcarli fino in fondo impiegando tutta una
serie di differenti tecniche di trailing stop una volta che il trend
superava il target di profitto. Sebbene i guadagni realizzati su queste
poche operazioni fossero estremamente profittevoli, lo stop veniva colpito
con una frequenza circa tre volte superiore a quella con la quale riuscivo
a raggiungere il target di profitto, se mi ponevo come obiettivo almeno il
triplo dello stop. Naturalmente la frequenza era di quattro volte
superiore se il rapporto rendimento/rischio era di 4:1.

Questo è probabilmente il motivo per cui la maggior parte dei trader
professionisti raccomanda di uscire dal mercato nel momento in cui ci si
rende conto che si sta comportando in modo casuale. In queste condizioni
infatti non si riesce a operare in modo efficace poiché l’unica cosa che
si riesce a ottenere è un aumento dei costi di commissione e una lunga
sequenza di operazioni in perdita.

Partendo invece dall’ipotesi che il mercato abbia una struttura
sottostante e che pertanto i suoi movimenti non siano del tutto casuali,
deve essere possibile identificare un’asimmetria dei risultati ovvero
riuscire a stabilire che le probabilità che il mercato si muova in una
direzione siano superiori a quelle che si muova nell’altra. In queste
condizioni i trader possono riuscire a sfruttare almeno una parte di
questi trend oppure cercare di prendere profitto, anche se in modo più
rapido, dai bruschi movimenti che si sviluppano in direzione contraria al
trend.

Sembra quasi banale e anacronistico ripetere che i trader riescono a
realizzare la maggior parte dei loro guadagni sfruttando i trend. Per
guadagnare bisogna riuscire a sfruttare qualcosa che sia assolutamente non
casuale per quanto riguarda i movimenti di mercato, ovvero qualcosa che
sostenga il trend del mercato e che sia diverso dalla pura e semplice
fortuna (caso). Se sul mercato si sviluppa un trend, si possono verificare
soltanto due eventi: la posizione viene chiusa sullo stop loss oppure si
riesce a realizzare un guadagno decente. Ammesso di riuscire a rimanere
sul mercato abbastanza a lungo (e lo scopo delle strategie di money
management è proprio quello di assicurarsi la permanenza più lunga
possibile in posizione, durante un trend), si potrebbe riuscire a
sfruttare il trend in modo corretto e realizzare così un guadagno netto.

Suggerimenti per il trading delle congestioni

Come determinare che i prezzi stanno per rompere una congestione e
trovare opportunità di trading?

Quando i prezzi sono in una congestione prolungata, è utile contare il
numero delle chiusure sopra o sotto un prezzo vicino al livello verticale intermedio della trading range.

Se il 70% o più delle chiusure sono sopra il livello di prezzo intermedio, ma il mercato non sale fino a chiudere la barra sopra i massimi precedenti, potrebbe essere imminente una significativa discesa dei prezzi.

Analogamente, se il 70% o più delle chiusure sono sotto il livello di
prezzo intermedio, ma il mercato non scende fino a chiudere la barra sotto i minimi precedenti, è probabile che segua un aumento dei prezzi.

Se un mercato rompe al ribasso una congestione, ma non riesce a chiudere
la barra sotto i minimi precedenti, è probabile che il mercato salga fino
a portare i prezzi oltre i massimi precedenti.

Se un mercato invece rompe al rialzo una congestione, ma non riesce a
chiudere la barra sopra i massimi precedenti, è probabile una discesa dei
prezzi.

Un altro modo per determinare se i prezzi stanno per rompere una trading
range è di notare se c’è un 1-2-3 seguito da un Ross Hook, all’interno del
movimento laterale dei prezzi. Se entrambi sono presenti, le percentuali
sono a favore di una rottura nella direzione del Ross Hook e un’entrata
mediante Trader’s Trick è accettabile.

Una formazione 1-2-3 seguita da un Ross Hook è uno schema grafico
affidabile per individuare l’inizio di un trend, in particolare con
l’entrata Trader’s Trick.

Per entrare dopo che la rottura della congestione è avvenuta, è opportuno
cercare un ritracciamento. Il trading corretto sul ritracciamento può
portare a interessanti profitti.

Quando un mercato finalmente supera le cosiddette “resistenze” o
“supporti”, penetra una barriera psicologica, o rompe una formazione di
trading range, tende a farlo con forza, all’inizio. Ma dopo una spinta
iniziale, spesso sembra avere bisogno di rassicurazione. È come se avesse
bisogno di confermare la sua nuova situazione, e le prese di profitto
spingono i prezzi nella direzione opposta. Il mercato potrebbe ritornare
ai confini dell’area di prezzo che ha appena rotto, o anche penetrarla.

Quando i trader che hanno operato nella direzione del ritracciamento
chiudono le loro posizioni, e nuovi partecipanti sono desiderosi di
entrare nella direzione della rottura, il ritracciamento porta nuova
energia, che rinforza e fa riprendere il nuovo trend. A quel punto, ci si
può preparare a entrare nella direzione del trend.

Questi sono i motivi per cui facciamo trading sulla rottura della trading
range, nella direzione della rottura, ma ci aspettiamo anche una reazione
dopo la rottura. Quando la reazione è finita, utilizziamo l’entrata
Trader’s Trick per iniziare il trade nella direzione della rottura.

La vera rottura della congestione è caratterizzata da una forza
significativa. Quando invece si tratta solo di “caccia agli stop”, la
rottura non ha spinta e il mercato ritorna velocemente all’interno della
congestione. In questo caso non ci sono le condizioni per un’entrata: le
percentuali sono a favore di un prolungamento della congestione, o di un
movimento nella direzione opposta.

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=&0=& Tra le varie
tecniche originali da lui introdotte, si ricordano il Ross Hook (l’Uncino di
Ross) e la Trader’s trick.

Perché si verifica una congestione?

La congestione è caratterizzata da un’area in cui i prezzi si muovono
lateralmente: i prezzi si muovono in una “trading range”. C’è una zona di prezzo di relativo “supporto”, e una zona di prezzo di relativa
“resistenza”. Queste zone possono essere individuate facilmente in
corrispondenza di un livello di prezzo che viene testato o avvicinato più di una volta.

La congestione si presenta con formazioni grafiche come \/\/ o /\/\ e può
essere individuata anche osservando barre con apertura bassa e chiusura
alta che si alternano a barre con apertura alta e chiusura bassa, oppure
si alternano alle barre “Doji”, che presentano apertura e chiusura allo
stesso livello, o molto vicine.

Servono come minimo quattro barre per definire una congestione, ma a volte
il movimento laterale si prolunga anche per 30 o più barre.

Abbiamo regole precise per definire le congestioni, ma è utile anche
esaminarne le cause di fondo. Che cos’è una congestione? Perché si
verifica? Quando accade?

La congestione può essere un’area di neutralità di opinioni, o un’area di
equilibrio, in cui domanda e offerta sono circa equivalenti, o bilanciate.
La congestione può essere un’area di accumulazione o distribuzione.

Una congestione si può verificare per diversi motivi. Ecco i principali.

=&0=& un bilanciamento tra offerta e domanda può far muovere
un mercato lateralmente in una trading range. Ciò accade perché, nella
parte bassa della trading range, alcuni trader percepiscono i prezzi come
convenienti e acquistano. Nella parte alta della trading range i prezzi
sono sufficientemente elevati, per alcuni trader, per prendere profitti. A
chi vendono? Ai trader che acquistano ritenendo che i prezzi saliranno
ulteriormente e quindi cercano un breakout.

Perché i loro acquisti non spingono il mercato a salire ulteriormente?

Perché oltre alle vendite di coloro che prendono profitti, ci sono vendite
da parte dei trader che ritengono che il mercato sia salito
eccessivamente. Questi fanno trading sulla “resistenza”. Le loro vendite
controbilanciano gli acquisti dei trader che cercano la rottura della zona
di trading range e pertanto il mercato ritorna nella fascia di prezzo più
bassa. A questo punto i venditori che sono entrati ai prezzi più alti
acquistano per chiudere le posizioni al ribasso e prendere profitti.

Da chi comprano? Dai trader che pensano che il mercato ora stia scendendo.
Perché il mercato non continua il movimento al ribasso? Perché ci sono
trader che percepiscono il prezzo relativamente basso come un’occasione di
acquisto, e ci sono altri trader che comprano il “supporto”. Se la
pressione di acquisto in questo momento è superiore a quella di vendita,
il mercato inizierà a salire, prolungando così la trading range. Un
aspetto dell’equilibrio, quindi, è la presa di profitto, che è una delle
ragioni per cui il mercato può essere in congestione.

=&1=& quando un mercato è stato in trend per un po’,
viene raggiunto un punto in cui i profitti accumulati sono troppo
attraenti per essere lasciati nel mercato. La presa di profitto
determinerà una pausa nel trend, in un punto in cui si verificherà una
sostituzione tra compratori e venditori. Coloro che prendono profitti
incontreranno i trader desiderosi di entrare nel trend in un
ritracciamento.

=&2=& queste fasi del movimento dei prezzi
generalmente fanno entrare un mercato in trading range. Coloro che sono
desiderosi di accumulare comprano quando i prezzi scendono sotto il loro
target, ma interrompono gli acquisti quando il prezzo sale oltre il
livello che essi percepiscono come conveniente. Il prezzo dovrà scendere
per incoraggiare nuovi acquirenti. Coloro che vogliono distribuire
venderanno, ma solo quando il prezzo è sufficientemente elevato.

=&3=& un mercato tenderà a muoversi lateralmente quando i trader
non hanno sicurezza sui fondamentali che influiscono su un determinato
mercato. Ad esempio, l’incertezza sull’andamento dei raccolti potrebbe
avere un impatto su alcune materie prime. La minaccia di un intervento da
parte della Banca Centrale potrebbe spingere le valute a muoversi
lateralmente. Differenze di opinioni su un importante report che sta per
essere pubblicato possono provocare la congestione in un mercato.

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Il trading sui triangoli

I triangoli sono una formazione grafica molto interessante in cui i range delle barre diminuiscono progressivamente fino a un apice dal quale la quotazione fuoriesce spesso con un’esplosione. Perché si possa parlare di triangolo è necessario che le trendline che partono dall’apice siano toccate almeno tre o quattro volte. Si parla di triangolo simmetrico
quando le trendline hanno la medesima inclinazione, una positiva e l’altra negativa. Un triangolo invece è ascendente se la trendline superiore è
orizzontale e discendente se è orizzontale la trendline inferiore. Per una
migliore comprensione di questa figura tipica rimando alla quinta lezione
del corso di analisi tecnica di Maurizio Mazziero
, che potete trovare su
questo sito.

Sul titolo =&0=& possiamo osservare proprio questa figura. Il
triangolo simmetrico inizia a formarsi a partire dalla lunga barra verde
del 14 gennaio (punto 1).

triangolo_1

triangolo_1

A tutt’oggi il triangolo è formato da 16 barre che man mano diminuiscono
il loro range fino a un vertice. Adesso che il triangolo è ben visibile si
può notare che entrambe le trendline trovano origine ben prima della
formazione della figura. La trendline inferiore parte il 6 dicembre (punto
2) mentre il prolungamento dal vertice dalla trendline superiore ci porta
fino all’1 agosto (punto 3) quando il titolo ha fatto segnare un massimo
importante. Esso è infatti è un doppio massimo, come si può vedere nella
figura successiva.

triangolo_2

triangolo_2

La teoria dice che la quotazione dovrà uscire da questo imbuto nel quale
si è introdotta con un movimento esplosivo. Per la verità ciò sarebbe già
dovuto accadere perché l’uscita dal triangolo dovrebbe avvenire a una
distanza pari a circa tre quarti del triangolo stesso. Ora siamo
praticamente nel vertice. Cosa accadrà ovviamente non lo sappiamo perché
l’investimento in borsa non è una scienza e non siamo in possesso di una
sfera di cristallo. Tuttavia possiamo prevedere che qualcosa accadrà.
Anche i volumi confermano questa ipotesi.

triangolo_3

triangolo_3

L’aumento dei volumi caratterizza, nel periodo visualizzato nel grafico,
le candele più lunghe. Sembra che gli operatori stiano temporeggiando e
che nessuno voglia prendere l’iniziativa. Il fatto che il triangolo sia
simmetrico non fa capire da che parte ci sarà la fuoriuscita. Forse è
proprio per questo che la situazione sembra ristagnare.

Come ci insegna l’analisi tecnica la fuoriuscita può essere esplosiva o
accompagnata da un pullback che riporta il prezzo sulla trendline che da
supporto diventa resistenza o viceversa. L’obiettivo di prezzo può essere
stabilito in circa 50 tick che è pari all’ampiezza dell’inizio del
triangolo. Tale distanza va riportata in verticale al momento della
fuoriuscita, in basso o in alto a seconda della parte interessata dal
movimento.

L’analisi tecnica permette di individuare alcune figure ripetitive da cui
è possibile partire per prevedere il futuro. Ovviamente ciò non ha il
carattere della certezza e potremmo essere smentiti dalla realtà degli
accadimenti futuri ma questo è ciò che si vede ora sul grafico di Indesit.

I long body nell’analisi candlestick

Lo scopo dell’analisi candlestick è la misurazione dell’equilibrio (o
dello squilibrio) delle forze tra gli acquirenti e i venditori. Essa
prevede che la dinamica rialzista o ribassista del periodo considerato
venga evidenziata con il colore della candela: i valori di apertura e di
chiusura vengono utilizzati per la costruzione del corpo della candela
definito real body che ha forma rettangolare. Se la quotazione di chiusura è superiore a quella di apertura il real body è bianco (implicazione rialzista) mentre, in caso contrario, risulta nero. I valori minimi e massimi vengono invece indicati con sottili linee (shadow) al di sopra e al di sotto del real body. Nel corso dei secoli – non va infatti
dimenticato che l’analisi candlestick affonda le proprie radici nel
Giappone medioevale – sono state identificate numerose
configurazioni grafiche in grado di aiutare l’osservatore a valutare quale potrà plausibilmente essere l’imminente evoluzione delle quotazioni.

Di seguito è indicato lo schema classico utilizzato per la costruzione
delle candele, con particolare riferimento alla dinamica che ne determina il colore.

schema

schema

Particolarmente importanti sono le candlestick caratterizzate da un real body lungo, rappresentando in tal modo il massimo grado di squilibrio tra rialzisti e ribassisti, a favore dei primi nel caso di real body bianchi, e a favore dei secondi quando il colore diventa nero.

Il caso estremo è costituito dai “long marubozu”, definizione che si
applica alle candele prive di upper e lower shadow il cui real body
presenta considerevoli dimensioni, rispetto allo sviluppo medio delle
candele precedenti. Si tratta, in pratica, di candele in cui l’apertura
coincide con il minimo e la chiusura con il massimo per la versione
rialzista, e viceversa per la versione ribassista.

Per loro natura i marubozu sono piuttosto rari ma è comunque possibile fare riferimento a tutte le candlestick con un real body particolarmente sviluppato come elementi di estrema importanza per la comprensione del clima predominante sul mercato.

Il grafico che segue illustra alcuni esempi di candele lunghe e di
marubozu.

candele

candele

Ma come è possibile definire una candlestick “lunga”? Quali sono gli
elementi che ci possono permettere di discriminare tra una candela di
dimensioni “normali” rispetto a una candela più allungata?

Nell’analisi delle candele giapponesi le regole generali di
interpretazione non sono costituite da norme particolarmente rigide,
tant’è che si parla spesso di “arte” nell’interpretazione delle candele
giapponesi. Moltissimo spazio viene pertanto lasciato alla sensibilità e
all’esperienza dell’analista. E questo caso non fa eccezione. Nella
letteratura classica si parla di una “ragionevole dimensione in rapporto
alle precedenti sedute”. In pratica si può considerare come “lungo” un
real body se esso è più sviluppato rispetto a quello delle precedenti
cinque o sei candele.

Partendo da questo concetto, è possibile determinare una regola in grado di aiutarci a definire la dimensione di ogni candela in funzione della volatilità espressa dal mercato nei giorni precedenti. In tal modo sarà possibile considerare “lunga” una candela che presenta un real body decisamente più ampio rispetto alla volatilità delle precedenti sedute.

Un sistema per misurare la volatilità dell’ultimo periodo è rappresentato dal calcolo della media del range (differenza tra massimi e minimi) degli ultimi 8 giorni.

Un sistema di questo tipo ci permetterà di identificare il rapporto tra
real body ed escursione della candela, attribuendo la caratteristica di
candela “lunga” solo a quelle candlestick che hanno un real body
decisamente più sviluppato rispetto alle shadow superiore e inferiore, ma convalidandola solo a condizione che il body stesso sia “oggettivamente” più sviluppato rispetto alla media.

Ma quali sono le particolari proprietà delle candlestick lunghe?

Secondo le regole di analisi orientale, l’apparire di una candlestick
bianca dal real body lungo, all’interno di un trend rialzista, consente di identificare un importante livello di supporto situato nel punto mediano del real body stesso e un altro interessante livello in corrispondenza del minimo della candlestick considerata. Analogamente, un real body nero di ampie dimensioni apparso all’interno di un movimento ribassista, consente di individuare due importanti resistenze in corrispondenza del midpoint e
del massimo della candlestick stessa. In realtà questa regola originale
può essere estesa a tutte le candele di ampie dimensioni: il punto mediano rappresenta sempre un livello importante e questa considerazione offre anche uno spunto operativo. Al termine di ogni giornata, in caso di previsione al rialzo, è ottima norma individuare due punti alternativi di intervento, il primo sulla forza e il secondo sulla debolezza. In considerazione di questo fatto emerge chiaramente che dopo la formazione di candlestick lunghe e bianche, il primo punto di intervento sulla debolezza è costituito dal midpoint del real body, mentre il segnale sulla forza, ovviamente, dal superamento del massimo della candlestick stessa.

=&0=&

Gli utilizzatori di Metastock possono avvalersi dell’eccellente Expert che consente di identificare la principali configurazioni candlestick.
Tuttavia, è nostra opinione che sia possibile definire meglio le candele
lunghe, ricorrendo a una formula appositamente sviluppata.

La prima operazione da effettuale è l’identificazione del midpoint, con la seguente istruzione:

=&1=&

da inserire nel Formula Editor.

Una volta creato questo indicatore, sarà possibile trascinarlo sul grafico ottenendo in tal modo una linea sovrapposta al grafico stesso. Per una migliore visualizzazione è opportuno selezionare gli attributi di visualizzazione a puntini con colore blu (cliccando due volte
sull’indicatore), come indicato nella seguente immagine:

a questo punto, il grafico presenterà, oltre alle candele anche un pallino blu, posizionato esattamente in corrispondenza del midpoint del real body della candela, come illustrato di seguito:

Il passo successivo è rappresentato dall’identificazione dei limiti che il
real body deve superare per poter essere definito “lungo”. Per ottenere tali valori, utilizzeremo il midpoint stesso al quale sommeremo la metà della volatilità media degli ultimi 8 giorni per ottenere il limite superiore e dal quale sottrarremo il medesimo valore per ottenere il limite inferiore. A questo punto, tutti i real body che saranno in grado di contenere i limiti superiori e inferiori così calcolati potranno essere considerati “lunghi”.

Costruiremo pertanto un altro indicatore con la seguente formula:

=&2=&