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GUIDE - Le basi dell'Analisi Tecnica
Stop loss e trailing stop (terza parte)     06/03/2008
- Stefano e Bruno Lenghi

A4)

Volendo ora formulare una valutazione in merito alla suesposta tipologia degli strumenti in questione, riteniamo di poter esprimere, soprattutto alla luce dei conforti derivanti da una più che pluriennale esperienza operativa, la seguente linea di pensiero:

a)

innanzitutto, non vi è dubbio che lo stop loss costruito sui massimi e minimi di un pattern oppure su resistenze e supporti non possa non apparire come la tecnica più coerente sotto un profilo per così dire teorico-dogmatico, sia perché esso si basa su assunti di analisi tecnica, che per il trader costituiscono punti-luce che devono, comunque, presiedere all'operatività e guidarla, sia, in particolare, perché, non potendosi obiettivamente negare ai patterns forza ed efficacia predittiva, sia pur su un piano statistico-probabilistico, in virtù della logica da essi sottesa, il fallimento del pattern e l'eventuale uscita del prezzo dai suoi parametri, invalidando definitivamente l'ipotesi rialzista o ribassista espresse dal modello, non giustificherebbero più il rimanere in posizione;

b)

attesa la validità, sotto il profilo tecnico, dello stop loss, di cui al punto a), sorge, però, in concreto l'interrogativo se la perdita derivante dall'esecuzione dell'ordine in stop loss fissato in base ai valori di pattern o di supporto/resistenza sia, per il trader, economicamente sopportabile, posto che, spesso, e soprattutto se si opera con time frame daily, la distanza tra entry point e stop loss fissato secondo le regole del pattern o in base ai punti di massimo-minimo è molto ampia.

Una cosa, infatti, è subire una perdita dello 0,3% o 0,5% ed una cosa nettamente diversa è subire una perdita dell'1,5% o del 2% o più.

In tal senso ci sembra che il sistema di stop loss fissato in percentuale della perdita massima che si è disposti a subire non possa che essere il più utile ed il più appetibile per il trader, che ha, così, la possibilità di operare le sue scelte in modo del tutto discrezionale in rapporto alla consistenza della sua situazione patrimoniale, agli obiettivi di investimento, alla sua propensione al rischio ed al grado di sopportabilità finanziaria e psicologica delle perdite;

c)

lo stop loss costruito sul range di volatilità, nonostante le ragioni che gli conferiscono grande validità sotto il profilo teorico, è la tecnica di intervento che, almeno in base ad una non breve sperimentazione operativa, non si è dimostrata sistematicamente efficace nel ridurre al minimo l'entità delle perdite.

Essa, infatti, sembra presentare:

c1)

lo stesso punto critico della tecnica, di cui al punto a), in quanto, nei casi in cui i ranges di volatilità dovessero essere ampi, l'esecuzione dell'ordine potrebbe spesso condurre a perdite tutt'altro che inconsistenti;

c2)

un fondamento tecnico più debole rispetto a quello, di cui al punto a), perché, mentre le aspettative di sviluppo di un pattern in una certa direzione sono riconducibili alla logica sottostante da cui è mosso (ciò che conferisce al pattern una certa efficacia predittiva), la volatilità non è, invece, guidata da un meccanismo di conseguenzialità logica che consenta di ipotizzarne predittivamente gli sviluppi, inerendo essa ad una fenomenologia causale più complessa e, quindi, dalle conseguenze meno facilmente prevedibili;

d)

ferme restando, comunque, le valutazioni espresse nei punti suindicati, siamo dell'avviso (in ciò confortati da anni ed anni di esperienza operativa) che, se veramente si vuole ridurre al minimo l'entità della perdita e preservare il capitale investito in ogni operazione, sia necessario posizionare uno stop loss iniziale piuttosto stretto (alcuni tick o pips sotto l'entry point), quale che sia il time frame adottato, perché il principio di ridurre quanto più possibile le perdite subito dopo l'ingresso in posizione deve sempre costituire, per il trader, una sorta di imperativo categorico.

D'altra parte, ci sembra proprio del tutto illogico ed inutile, soprattutto se si opera con i patterns, piazzare lo stop loss iniziale a notevole distanza dall'entry point, considerato che la capacità del pattern stesso di conferire una certa forza esplosiva al titolo si esprime, in generale, pressoché immediatamente o entro un breve lasso di tempo (il buon giorno, di solito, si vede dal mattino!).

È anzi a nostro avviso logico ritenere che, se il titolo, dopo l'ingresso in posizione, pur senza far scattare lo stop loss, prendesse ad oscillare intorno al punto di entry di qualche tick per un certo periodo di tempo (ad es., per dieci o quindici minuti) senza assumere decisamente la direzione auspicata, sia senz'altro conveniente uscire dalla posizione, dovendosi ragionevolmente dubitare che sussistano le condizioni di mercato in grado di conferire forza propulsiva al titolo e rendere, così, efficace il pattern.

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