Gli outside day si manifestano piuttosto frequentemente nei grafici giornalieri. Si tratta di barre molto sviluppate che superano simultaneamente il minimo e il massimo della barra precedente. Sono configurazioni piuttosto interessanti poiché spesso vengono anche assistite da elevati volumi di scambio e, qualora si manifestino sui minimi o sui massimi di mercato, suggeriscono che si possa verificare una repentina inversione di trend. La classica "reversal bar" è infatti costituita da un outside day che chiude in direzione opposta rispetto al trend precedente, meglio se al di sopra della chiusura del giorno prima. Nel caso di un outside day rialzista, pertanto, è necessario che la nostra barra outside si manifesti al termine di un trend ribassista, chiudendo in prossimità dei massimi, meglio ancora se con un'apertura in gap down, ovvero al di sotto del minimo della giornata precedente. La dinamica ribassista è ovviamente speculare: deve apparire un outside day con chiusura negativa, in prossimità dei minimi di giornata, al termine di un trend rialzista.
Emblematico, nel caso di un outside day rialzista, quanto accaduto sul titolo Mediaset il 21 settembre 2001, a seguito del crollo delle borse avvenuto in concomitanza con l'attentato alle Torri gemelle di New York.
È un'inversione da manuale poiché la barra è un outside day con apertura in gap down, chiusura coincidente con il massimo e con volumi estremamente importanti. Nel medesimo periodo è possibile trovare numerosi esempi simili sia su indici sia su titoli che hanno partecipato alla reazione rialzista dopo evento terroristico. Tuttavia, chi si aspetta che tali configurazioni si manifestino solo a seguito di eventi particolarmente rilevanti si sbaglia. Sul titolo Mediolanum, indicato nella figura che segue, è possibile trovare ben tre configurazioni rialziste che si sono sviluppate in un arco di tempo piuttosto breve e comunque a notevole distanza dal mese di settembre 2001.
Ciascuno dei tre outside day dà vita a una reazione rialzista, anche se quello centrale si dimostra il più forte. Proprio questo aspetto suggerisce un'ulteriore riflessione sull'importanza del livello di prezzo in corrispondenza del quale si forma l'outside day. Poiché a tale barra è richiesto di violare simultaneamente il minimo e il massimo, è probabile che il minimo coincida con "minimo di periodo", ad esempio un minimo a uno o due mesi. Tale eventualità conferisce ulteriore forza al potenziale di inversione poiché quanto più a lungo si protrae un trend ribassista tanto più vigorosa potrà essere l'eventuale reazione rialzista, come quella originata dall'outside day sviluppatosi su Generali, illustrato di seguito.
Nella ricerca degli outside day rialzisti, quindi, non va mai dimenticato di valutare l'importanza del minimo fatto segnare dalla barra stessa. In caso contrario, si rischia di imbattersi in outside day che si manifestano in fase di mercato laterale e che non possono, per la natura stessa del movimento all'interno del quale sono inseriti, dare grandi soddisfazioni operative.
Anche la dinamica ribassista offre interessanti spunti operativi: l'outside day deve svilupparsi al culmine di un trend rialzista e chiudere nella parte bassa della barra, meglio se al di sotto della chiusura precedente. Anche questo caso, se il massimo fatto segnare dalla outside day coincide con un massimo di periodo (a uno o a due mesi), si aggiungono ulteriori probabilità all'esito ribassista del movimento che seguirà. La figura che segue raffigura un outside day sviluppatosi sul titolo Telecom Italia Media che dà luogo a un ribasso piuttosto violento.
Quali sono allora le migliori strategie per sfruttare tali configurazioni? Da un punto di vista operativo non risulta conveniente operare sempre e comunque in presenza di outside day poiché esiste sempre il rischio di falsi segnali. Come regola generale è bene agire sempre in corrispondenza del superamento del massimo (per i casi rialzisti) o alla violazione del minimo (per i casi ribassisti) della barra outside. La ragione di questa scelta riposa sulla considerazione che il massimo e il minimo di un outside day sono realmente "punti di tensione" del mercato e proprio questo motivo la loro violazione rappresenta un forte segnale nella direzione intrapresa dai prezzi. In entrambe le eventualità è comunque sempre meglio non agire se la violazione avviene con un gap.
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